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L’importante attività svolta dalle Crocerossine

Posted on | luglio 21, 2011 | Commenti disabilitati

Nei libri di storia, nei musei dedicati agli eventi bellici della Grande Guerra e del Secondo conflitto mondiale vi sono riferimenti anche significativi dell’attività svolta sino nelle immediate vicinanze della linea del fuoco, dalle Infermiere Volontarie della Croce Rossa.

E questo nella quasi totalità degli eserciti e in condizioni di gravissimo rischio pur di svolgere il compito volontariamente assunto. Una attività che negli ultimi cinquant’anni si è manifestata, per quanto riguarda le Infermiere Volontarie della Croce Rossa Italiana, in pre- senza di calamità naturali e nelle operazioni di pace compiute dalla Forze Armate in Libano, Albania, Somalia, Balcani (Bosnia, Kosovo, dove tuttora sono presenti le Crocerossine nell’ambito dell’Ospedale Militare di Pec/ Peja).

L’attenzione di questo sito si è indirizzata sulle Crocerossine delle varie Nazioni durante la realizzazione di un reportage che trova ampio spazio in altra sezione. Nel corso di visite in musei in Francia, Belgio e Olanda (ad esempio Caen, Ouistreham, Bayeux, Overloon, Groesbeek) si è vista la testimonianza della presenza attiva delle Infermiere Volontarie della Red Cross e addirittura nel memorial di Verdun dedicato agli eventi della Grande Guerra e sacro per i Francesi è presente l’uniforme delle Crocerossine italiane indossata (come altre uniformi storiche) da un manichino.

E’ superfluo osservare che solo chi abbia un sia pur minimo interesse per la Storia e per le testimonianze presenti sia sul terreno, sia nei musei, possa nutrire un interesse a voler vedere, accostandosi a quelle che si possono definire vestigia di un passato che, discutibile quanto si voglia, fa parte della nostra civiltà e ha profondamente segnato e inciso il cammino dell’umanità. Ed è in questo spirito che si è compiuta la serie di visite e le ricognizioni sui luoghi francesi, belgi e olandesi teatro delle battaglie.

Il nome di Edith Cavell (aiutò alcuni soldati inglesi, francesi e belgi sbandati a passare in Olanda; scoperta, fu arrestata e condannata a morte da un tribunale militare tedesco) porta alla mente vicende della prima guerra mondiale su quello che i comunicati ufficiali definivano il “fronte occidentale”.

Edith Cavell, infermiera volontaria della Red Cross britannica, dopo essersi prodigata nell’assistenza ai feriti di ogni esercito che si fronteggiava nelle Fiandre, aiutò soldati inglesi, francesi e belgi sbandati a raggiungere l’Olanda neutrale. Scoperta dai tedeschi venne arrestata, processata e condannata a morte da un tribunale militare. Nel medesimo periodo venne pubblicato in Italia il manifesto qui riprodotto. La Grande Armata Bianca otteneva così un giusto riconoscimento.

Il 14 marzo 1941 la nave ospedale “Po” venne silurata e affondata da velivoli britannici nella rada di Valona. Tra le vittime anche tre Croce- rossine: Maria Federici, Wanda Secchi, Ennia Tramontani.

Forse le Infermiere Volontarie della Croce Rossa, le Crocerossine come giustamente meritano di essere chiamate, meriterebbero un’attenzione meno episodica e casuale. Sorprende che nel momento in cui le Forze Armate hanno “aperto” alle donne non vi sia stata una proposta o una iniziativa tendente ad attribuire una corsia in qualche misura preferenziale per l’arruolamento delle Crocerossine, sia pure entro determinati limiti di età e di esperienza professionale.

Tenuto conto che di fatto tali Infermiere Volontarie sono integrate nelle strutture sanitarie militari dove ogni giorno sono presenti in Italia e all’estero. Non sarebbe il caso di riesaminare l’intera questione nel quadro del nascente nucleo dell’Esercito europeo e in presenza di operazioni di pace e di salvaguardia degli equilibri internazionali? Oppure, come si mormora in certi ambienti, vi sarebbe una sorta di discriminazione silenziosa verso queste donne le cui scelta, volontaria, si ispira al motto “Ama, conforta, lavora, salva”?

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