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La Mafia Russa

Posted on | luglio 21, 2011 | Commenti disabilitati

Il crimine organizzato proveniente dai paesi dell’ex Unione Sovietica e in particolare dalla Federazione Russa, rappresenta una minaccia potenziale per lo stato di diritto dei paesi dell’Europa occidentale e per le piazze finanziarie internazionali.

Comincia così un rapporto investigativo sull’attuale situazione determinata dalla crescente attività delle organizzazioni criminali provenienti dall’est. E così prosegue: la mafia russa, così definita nel linguaggio corrente, non è formata esclusivamente da individui originari della CSI. Le organizzazioni criminali hanno esteso la loro attività verso l’Europa occidentale, l’America del Nord, Israele, i centri off-shore.

L’attività dei crimine organizzato ha il suo momento finanziario-bancario nel riciclaggio e nel reinvestimento del denaro lavato nell’economia legale. Difficile collegare la provenienza del denaro all’attività illecita. Tra i canali utilizzati per far affluire i fondi ai paradisi fiscali, quelli attivati a suo tempo dal KGB e dal GRU. Percorsi collaudati, protetti. Fonti investigative europee non escludono una particolare forma parallela di riciclaggio.

Nel dicembre 1999, dopo l’Ucraina, anche la Russia ha ratificato la convenzione europea sulla collaborazione giudiziaria in materia penale, come pure la convenzione europea sull’estradizione. Gli ultimi dati disponibili sulla cooperazione giudiziaria tra i paesi ex-sovietici e l’occidente, indicano in 92 le inchieste in corso sul crimine organizzato: 58 con la magistratura russa, 27 con quella ucraina, il rimanente con Armenia, Kazakhstan, Kirghzistan, Uzbekistan e Bielorussia.

Il successo di una inchiesta penale relativa al favoreggiamento o alla partecipazione a una organizzazione criminale, fanno osservare le fonti, dipende in modo determinante dalla capacità dell’autorità dello Stato richiedente e di quella dello Stato sollecitato a fornire gli elementi destinati a provare che l’organizzazione indagata si sia arricchita illecitamente prima di trasferire i profitti nell’economia legale. Per sostenere l’accusa di riciclaggio di denaro, le autorità giudiziarie devono dimostrare la provenienza criminale dei valori patrimoniali in questione. Un compito difficilissimo, tenuto conto delle coperture, delle collusioni, delle protezioni di cui il crimine organizzato si avvale. Un potere condizionante che pervade il tessuto della politica dopo aver infettato a fondo quello della finanza.

CHI E’ “JANUS”?

Tuttavia c’è ancora chi combatte questo fenomeno e almeno per il momento pare determinato a non mollare.

Chi è “JANUS”? Un cervellone, un archivio informatico, una banca dati, fortemente protetta, segreta per quanto si riferisce alla sua collocazione fisica, alle persone che hanno accesso alle sue memorie più segrete. JANUS consente a chi è autorizzato a utilizzarne i dati, di disporre di informazioni, analisi, proiezioni, di collaborare con un ampio ventaglio di autorità inquirenti.

JANUS, quindi, è un sistema che comparando, incrociando, analizzando informazioni, indiscrezioni, profili provenienti da molteplici fonti, aiuta a individuare, a ripercorrere, a risalire alle reti di relazioni che avvolgono, mascherano, camuffano, mimetizzano le organizzazioni criminali.

Le informazioni elaborate da JANUS si riferiscono a persone, organizzazioni, fatti delittuosi, operazioni immobiliari, finanziarie, commerciali, etc. sospettate di far parte di attività illecite. Tali informazioni provengono anche dai risultati di inchieste giudiziarie attuate o avviate da vari paesi, dal lavoro di intelligence, dalla ricerca pazientemente condotta dagli analisti, dagli infiltrati.

Al solo crimine organizzato russo e alla sua instancabile attività e alle sue ramificazioni internazionali, JANUS dedica una ventina di rapporti e di analisi, definiti “voluminosi”.

LA RETE DEL CRIMINE ORGANIZZATO RUSSO

Sono poco meno di duecento le società internazionali collegate con il crimine organizzato russo. Quattordici, a quanto precisano le fonti, hanno sede nella Federazione Russa, altre, oltre centocinquanta, sono state localizzate dagli investigatori nelle Bermuda, alle Isole Cayman, in Germania, Irlanda, Lussemburgo, Cipro, Francia, Inghilterra, Cina, Liechtenstein, Marocco, Mauritania, Austria, Seychelles, Ucraina, Stati Uniti, Uzbekistan, Moldavia, Panama, Romania, Slovacchia. Tra le sedi delle società di copertura anche Nauru, piccola isola del Pacifico meridionale a est di Australia e Nuova Zelanda. Un atollo di 21 chilometri quadrati, circondato da una barriera corallina. Poco meno di diecimila abitanti, di cui l’8,4 per cento cinesi, il 3,2 europei. Nauru secondo quanto si apprende, riceve circa quaranta milioni di dollari ogni anno dagli americani. Forse in segno di riconoscenza per l’utilità dell’atollo durante la guerra contro i giapponesi.

Dall’elenco di cui sopra emergono le Bermuda, le Isole Cayman, il Lussemburgo, il Liechtenstein, Panama, Cipro e appunto Nauru, paradisi fiscali di eccellenza, autentici caveaux del crimine organizzato non solo russo.

Alle circa duecento società sparse per il mondo e legate al crimine organizzato russo se ne devono aggiungere altre centoventi, circa, che hanno una sede in Svizzera, una quarantina nel cantone di Ginevra, più di venti nel Canton Ticino e una trentina nel Vaud.

Le branche di attività in cui il crimine organizzato russo ripartisce il rischio, ricicla il denaro e lucra enormi somme, si possono così schematizzare: banche, chimica, commercio, edilizia, immobili, alberghi, amministrazioni finanziarie e fiduciarie, settore petrolifero, marketing, studi legali, trasporti, materie prime, ingegneria di progettazione, industria del divertimento.

Così come le società collegate sono ripartite in numerosi paesi, altrettanto può dirsi per la ripartizione geografica delle persone che compongono la galassia di questo poderoso settore del crimine organizzato. Le fonti investigative che hanno condotto l’indagine di cui si sta trattando, hanno individuato individui di venticinque nazionalità diverse, tra cui albanesi, armeni, sauditi, georgiani, irakeni, israeliani, marocchini, moldavi, serbi, montenegrini, turchi, oltre naturalmente a italiani, tedeschi, svizzeri, inglesi, francesi, olandesi, irlandesi, belgi, austriaci e, ovviamente in maggioranza, russi. Un indizio delle ramificazioni del crimine organizzato russo risiede nelle risultanze preliminari raggiunte dalle indagini concernenti quattro grosse operazioni in cui si sono accertate connessioni tra droga, politica, truffe, riciclaggio. Un legame con il crimine organizzato russo ha potuto essere stabilito relativamente a 290 individui e ben 287 società. L’indagine è tuttora in corso, a livello internazionale.

I SETTORI OPERATIVI DEL CRIMINE ORGANIZZATO RUSSO

Corruzione, riciclaggio, gestioni fraudolente, malversazioni, truffe, ricatti, frode fiscale, omicidi (su commissione e per regolamento di conti), furti, traffico di stupefacenti, di armi e di sostanze radioattive, mercato di tecnologie avanzate (missilistiche, elettroniche, nucleari, informatiche), intimidazioni, controllo della prostituzione, delle case da gioco e dei cabarets.

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